Canto e Musica dentro il Multimondo Amatoriale
Al momento - ma continuerò a cercare - l’unico contributo davvero nutriente, profondo e argomentato intorno al tema del canto e della musica in campo amatoriale, mi arriva da un podcast del 2022 della RSI, la Radio della Svizzera Italiana, intitolato “Musica per diletto. L’importanza della musica amatoriale.” La rubrica è ben condotta, con simpatia, leggerezza di toni, profondità di contenuti, con quei tratti di compostezza che, qui dalle nostre parti, non si trovano quasi più. La presentazione scritta del podcast è adamantina e pone due elementi chiave che risvegliano la mia attenzione: una definizione e una domanda. Già la cosa mi intriga …
Amatoriale: si dice di attività svolta non a livello professionale, ma per divertimento o passione.
In questa definizione troviamo almeno due elementi fondamentali che appartengono a coloro che fanno musica amatoriale: la non professionalità, con pro e contro di questa dimensione, e l’amore per l’appunto, il diletto puro con cui si esercita un’attività.
Ma è proprio così? Quali sono le differenze tra il mondo di chi pensa alla musica come professione e chi si avvicina ad essa per passione?
Ecco la domanda giusta! Ecco l’interrogativo che annuncia l’intenzione di approfondire il tema, oltrepassando scontati luoghi comuni. Difatti, l’ascolto del podcast non tradisce la mia aspettativa. Vengo così a conoscere la figura del M°Annibale Rebaudengo, il cui cognome lo designa immediatamente come mio conterraneo di origini (Piemonte) e la cui voce mi suscita immediata simpatia. È stato docente di pianoforte presso vari Conservatori (Pesaro, Como, Milano), ha scritto un congruo numero di testi specialistici e ha curato un libro per me molto interessante: La musica per amare la vita. Gli adulti musicisti amatoriali. 2021, Edizioni ETS. Rebaudengo ha dedicato una buona parte del suo tempo a conoscere e incontrare realtà musicali amatoriali tra le più diverse - Bande, Cori, Ensemble strumentali - e di quel mondo variegato e affascinante dà conto in questo libro nel quale raccoglie le riflessioni provenienti da un doppio sguardo: quello dei professionisti docenti di musicisti adulti e, sul versante opposto, quello dei musicisti amatoriali stessi. Ascoltando il podcast svizzero, leggendo poi il libro in questione, ricavo alcuni concetti che da anni mi frullano nella mente senza depositarsi mai, senza mai raggiungere un sufficiente costrutto. Ci voleva Annibale Rebaudengo! Scrive il Maestro:
Per nessun amatore la musica è una compensazione a una vita deludente (…) Queste persone dimostrano una vitalità di cui la musica è parte integrante.
E ancora:
Sembra dirci [riferendosi a una delle testimonianze] che i musicisti amatoriali desiderano vivere la musica suonandola, perché il far nascere la musica dal proprio corpo è come possederla, un aspetto sensoriale espressivo e comunicativo che, indipendentemente dal livello tecnico raggiunto, supera di molto il piacere del puro ascolto.
Ecco che incontro due concetti importanti: vitalità e desiderio. Per gli amatori, quale io sono, cantare e suonare rientrano in un tipo di esperienza profonda, per nulla marginale. Nella mia esperienza, l’attività amatoriale non si configura come un hobby a tempo perso ma, piuttosto, come un’attività importante che, se portata avanti a lungo e con continuità, diventa parte integrante della vita e persino della propria identità. Quindi, sostiene Rebaudengo, la chiave che identifica il multiforme mondo della musica amatoriale non è solo riscontrabile nella definizione (trita e ritrita, aggiungerei io) di un piacere, di una passione, ma, anche e soprattutto, di una crescita. Il costrutto secondo il quale possiamo identificare la nostra passione amatoriale con un percorso di crescita, rappresenta esattamente il mio modo di sentire e di vivere la musica. Tutti noi, cantanti e musicisti, sappiamo che, forse, raggiungeremo una piccola/grande soddisfazione finale in seguito a un grande sforzo di apprendimento, ancora più intenso di quello dei professionisti stessi (sto forse esagerando?) poiché le nostre vite sono già piene di professioni e lavori altri. E allora, oserei dire, il nostro piacere risiede proprio in questa costruzione mai del tutto compiuta, nella tensione verso, nella posticipazione calmierata del piacere di esserci, bene o meno bene, riusciti. Costruzione per la quale, per esempio, decidiamo di studiare per mesi una composizione di Bach, un pezzo che ci costringe a studio intenso e magari a lezioni aggiuntive di vocalità per conquistare quell’agilità e tenuta di nota, quella particolare espressività, elementi che, tutti insieme, sono necessari per arrivare al piacere finale di una buona esecuzione. Quel piacere non è frutto di una sensazione immediata, per definizione destinata ad essere consumata e poi dimenticata. Il godimento del cantante amatoriale - a mio parere - cresce e diventa progressivamente più intenso proprio durante lo studio, le prove, gli esercizi vocali, attività all’inizio inevitabilmente frustranti, data la nostra incompetenza, e via via sempre più soddisfacenti proprio grazie alla crescita di una certa sufficiente competenza. L’amatore, musicista o cantante che sia, conosce i propri limiti ed è ben consapevole del fatto che non potrà valicarli mai del tutto. Non gli basterà una vita. In un certo senso potrei affermare (anzi, lo sostengo!) che proprio il limite della non professionalità, limite dentro il quale si gioisce, si soffre e si lavora, rappresenta la vertigine dell’artiste amateur.
Da come ho abbordato la riflessione risulta evidente (credo) come io mi riferisca a un tipo di Postura Amatoriale oggi piuttosto fuori moda, di nicchia, postura che prevede un agire del tutto estraneo all’attuale moda narcisistica del concerto inteso come "evento", termine che indica proprio una finalità di mera esposizione. Prediligo la cultura amatoriale di ricerca e approfondimento, per piccoli-medi cori e ensemble, il cui obiettivo è quello della crescita, tecnica e interpretativa, a cui fa seguito il concerto come coronamento del lavoro intrapreso. Il cantante, il musicista amatoriale - come lo intendo e auspico - ben guidato e formato con pazienza e con rigore dalla figura del Maestro professionista, non persegue, come unico scopo, l’esibirsi in un concerto come evento fine a se stesso, quell’orgia dell’apparire, moltiplicata per tutti i social in cui le immagini dell’evento stesso vengono poi postate e ripostate. Ecco, preferisco immaginare di essere in tutt’altra atmosfera, dove si canta, si suona, si sbaglia e si riprova, in una musica viva e dal vivo, senza orpelli e senza infingimenti. Tesi a un appassionato e gioioso miglioramento di se stessi come essere umani. Si tratta di quel senso di Gratuità, Dedizione, Passione e Cura, sottese nella parola stessa: amateur! Una crescita nella musica che spero mi possa accompagnare, possibilmente, fino al termine della mia fragile vita terrena.
Laura Mazzeri
Note
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Annibale Rebaudengo (a cura di), La musica per amare la vita. Gli adulti musicisti amatoriali, ETS Edizioni, 2021.