Laura Mazzeri Commonplace Book

PhiloKantor. La figura del filocantore

Quando una persona che non mi conosce mi chiede (nella tipica mentalità milanese) cosa fai nella vita? ecco, mi sento in imbarazzo perché so, per esperienza, che non é realmente interessata a me come persona ma che vuole sapere, nel sottotesto implicito della domanda, quale professione io svolga. Da lì una facile collocazione economico-sociale!

Nella mia ormai trascorsa vita lavorativa rispondevo, ovviamente, che sono un’insegnante, ben sapendo che, nel dirlo, stavo tralasciando una parte enorme di me. Che dire del mio essere anche e soprattutto in un altrove per nulla marginale? Per esempio nei libri letti, nella musica ascoltata e praticata, nelle invenzioni fantastiche di storie per i figli piccoli.

Ora che da tempo sono in pensione forzata per gravi motivi di salute cosa potrei dire? Pensionata-malata-cronica? Oppure Paziente Esperta, come sono stata gentilmente definita e titolata? Tutto ciò é veramente surreale soprattutto pensando a quello che faccio tutti i giorni e per molte ore al giorno: leggo, studio, scrivo, canto, apprendo continuamente.

Veniamo al punto. La musica mi possiede fin da bambina; la ritrovo nei ricordi del nonno, Direttore della Banda Filarmonica di Oleggio, nelle serate all’Auditorium di Torino con mio padre, nelle molli ore domenicali in cui si ascoltavano gli LP di musica classica su un giradischi economico e alquanto gracchiante. Poi, crescendo, la incontravo a teatro, al cinema, ai concerti.
Ci sono state anche rotture di tempo, baratri di stanchezza e di privazione di risorse, periodi in cui non avevo fiato per fare altro che non fosse crescere figli e curare genitori vecchi e ammalati, un lavoro di cura e sostegno svolto in base a quel che sapevo e potevo fare allora, non sempre benissimo, quindi, ma sufficientemente bene forse sì. La ripresa, infine, del tempo per me stessa e per la cura dell’essere.

Canto da tempo. Prima sporadicamente, con i miei alunni a scuola o per iniziativa personale solitaria, poi partecipando a gruppi corali. Musica popolare, afro-jazz. Musica barocca, classica, accenni di contemporanea e, da due anni, musica antica e rinascimentale. Una scia lunga di esperienze, non un hobby, parola detestabile, luogo comune che non dice. Sono un soprano amatoriale, dilettante, non professionista che dir si voglia, definizioni, anche queste, che non dicono nulla se non per sottrazione, per differenza nei confronti dei professionisti, come ho già avuto modo di sottolineare in precedenti notazioni su questo Commonplace.

Come trovare una parola nuova? Una parola che dica?

Ci penso da tempo. L’amore per la musica, questo é il nodo. Proprio di questo speciale Amore parlo con la mia insegnante di teoria perché entrambe, seppure con diversissimi livelli di competenza, siamo amanti totali della musica. La differenza sta nella professione che ognuno ha deciso o si è trovato a svolgere, sempre ricordandoci che, come lei dice, Maestro e Allievo camminano lungo la medesima strada, espressione meravigliosa e perfettamente calzante, un modo di sentire e di pensare che comprendo profondamente avendolo praticato per anni nel mio lavoro a scuola.

Amo la musica e canto, lo faccio in modo prevalente rispetto a qualsiasi altra attività, con dedizione quotidiana e costante. Rinuncio a un viaggio pur di potermi concedere regolari lezioni vocali, iscrivermi a un workshop, seguire un corso. Tutto ciò per progredire un poco alla volta e soprattutto per stare dentro la Musica e la Voce.
La consapevolezza musicale cresce col tempo e con lo studio, secondo le proprie possibilità. La voce cantata cambia, invecchia insieme con il corpo che la produce ma, paradossalmente, cresce in sonorità interiore e spirituale, diviene più calda, pur con le sue cadute, con le momentanee rotture, con quegli elementi di fragilità così interessanti essendo la voce suono, corpo, psiche e poi, certamente, anche adeguata tecnica. La voce è uno strumento vivo.

Trovare la parola giusta.

Mi sono svegliata al centro della notte, cosa che accade quando sento urgenza di scrivere. Ho deciso di svolgere un brainstorming creativo sulla PAROLA capace di definire coloro che cantano e che non sono professionisti. Ho sottoposto una versione avanzata di AI a un fuoco continuo di sollecitazioni concettuali molto precise da cui sono emerse decine di possibili parole, in varie lingue e accezioni.
Mi sono divertita immensamente nel gioco d’invenzione di un neologismo che mi risuoni. Il brainstorming (purtroppo virtuale in questo caso) è un modo assai efficace per creare cortocircuiti virtuosi; un tempo lo utilizzavo come metodo di sollecitazione del pensiero inventivo in contesti educativi, con i colleghi, oppure come attività-stimolo per i miei alunni quando, dovendo introdurre nuovi argomenti, volevo indagare il noto e l’ignoto, le sfumature di significato, le attribuzioni di senso.

Così ho cercato la parola. Volevo trovare una parola unica e significativa.

Poi ho chiuso tutto e ho sbafato una ricca, direi esagerata, colazione.

PHILOKANTOR (o anche Filocantore)

Possibile definizione.

Chi pratica il canto corale, cameristico, solistico, in formazioni “uno per voce” (come spesso accade nell’ensemble che frequento ) con continuità e passione, con studio, formazione e rigore crescenti, avvalendosi della guida di Maestri formatori professionisti. Spesso, all’esperienza puramente vocale, il Filocantore associa un percorso di studio teorico, storico e stilistico, sia in forma di ricerca personale, sia nell’ambito di corsi di studio specifici quali, per esempio, il corso annuale di Musica Antica con studio delle fonti storiche originali, tenuto da Silvia Perucchetti per Aerco Academy.

PhiloKantor (o Filocantore) mi piace perché definisce per attribuzione di senso e non per differenza e sottrazione rispetto al professionista; è vicino alla parola amateur ma in un’accezione più connotante.

Etimologia, dal Dizionario Erimolofico Zanichelli: Filia, dal greco Philía, amore. Cantore, dal latino Cantōre e Canere, cantare.

Campi semantici, dal Dizionario Analogico Zanichelli, uno strumento di cui mi sono spesso avvalsa e che si presenta così:

È un dizionario organizzato a partire dai cosiddetti campi semantici, ossia, intuitivamente, dagli insiemi formati da termini ed espressioni apparentati (…) intorno a parole che ne costituiscono il centro o la chiave d’ingresso, l’equivalente dei nodi nella rete di un ipertesto. Ciascuno di questi nodi, o snodi, a sua volta, non è connesso agli altri in maniera lineare ma estende i propri legami a stella secondo una modalità reticolare e pluridimensionale (…)

Nonostante la presentazione sia così promettente, questa volta non trovo quel che cerco. Indago sulle parole canto, cantante. Non trovo nulla di interessante alla voce amore. Rimango costernata perché in passato ho utilizzato il dizionario analogico molte volte, con buoni frutti e molti spunti in occasione di lezioni e conferenze. Mi sentivo accompagnata nella ricerca.

E adesso?

Non trovo accompagnamento dentro quei testi, penso, perché desidero trovare una parola nuova che mostri la specificità della propensione musicale e canora non professionale, l’idea di amatorialità non come un qualcosa che manca e che mancherà sempre ( la conoscenza dovuta agli studi specifici e professionali) ma come esperienza tangibile e stile di vita che esiste per molte persone a vari livelli. Poiché non trovo nel già fatto, provo a proporre un campo semantico del tutto inventato, per come lo penso in questa nuova accezione.

PhiloKantor, campi semantici

1. Dentro la figura del Philokantor

CANTORE, non semplicemente chi canta, ma chi ha assunto il canto come identità. La parola è antica, più adatta rispetto a “cantante”, termine spesso legato al mondo dei professionisti e dell’industria musicale.

VOCE, lo strumento incarnato. La voce fa parte totalmente di chi la produce: è corporea, unica nel timbro, esposta e delicata, cangiante. Utilizzare la Voce artistica significa entrare in zone sconosciute di se stessi proprio come percorso identitario. La voce è fortemente connessa alla nostra dimensione inconscia.

CORISTA, la figura per eccellenza della comunità solidale e della pratica collettiva. Il corista puro non aspira alla performance solistica se non occasionalmente, la sua voce esiste in relazione alle altre. È una figura intrinsecamente comunitaria.

ENSEMBLE, CORO, luoghi della pratica, dell’apprendimento dei repertori e della espressione artistica nonché forma sociale, relazionale in cui si esprime il philocantor. I gruppi canori sono organismi delicati eppure potenti, occorre averne molta cura.

2. Rapporto, relazione, sentimenti.

PASSIONE, dal latino passio, subire, essere attraversati. La passione non si sceglie razionalmente: accade. Il PhiloKantor, per esistere e per progredire, deve sviluppare una forma di passione disciplinata, a lento sviluppo incrementale. Una disciplina che aiuta a processare le emozioni e a trasformarle in espressione artistica.

DEDIZIONE, o meglio, dedicazione di se stessi e del proprio tempo (fisico, psicologico e mentale) alla musica e al canto. Non un entusiasmo momentaneo ma una direzione mantenuta nel tempo. Il Filocantore sa scovare il tempo per la musica con pervicacia, tra lavoro e incombenze della vita, è un cercatore del tempo giusto, del tempo prezioso e utile per vivere con la musica e esercitare la voce.

VOCAZIONE, dal latino vocare, chiamare; il PhiloKantor è attraversato da una chiamata interiore, una spinta profonda che lo porta a voler vivere nella musica e a coltivare la voce. Per taluni, il tempo che non riescono a dedicare alla musica può diventare fonte si disagio o di autentica sofferenza.

CURA, nel senso più profondo del termine, come attenzione, premura, responsabilità, verso se stessi e verso gli altri filocantori. Cura come attenzione ai dettagli, studio. Cura nel senso di avere a cuore e anche come azione concreta di preservazione dell’arte e dello strumento-voce.

DISCIPLINA come studio e percorso liberamente scelti, per puro amore. La disciplina è ciò che trasforma la passione in competenza, l’entusiasmo in arte. È anche una prova di grande umiltà rispetto al giganteggiare della musica, entità che ci sopravanza, così come la voce nel canto.

3. Territorio dello studio

APPRENDIMENTO, processo che è, per definizione, in eterna trasformazione. Il PhiloKantor non raggiunge un punto di arrivo oltre il quale lo studio può ritenersi concluso o almeno soddisfacente. A ogni nuovo repertorio, di fronte ai diversi insegnanti, si apre un nuovo livello di difficoltà e di comprensione. L’apprendimento è condizione permanente, disposizione e apertura verso le possibilità.

RICERCA, una postura che va oltre l’apprendimento poiché implica un’iniziativa propria, una domanda personale (non motivata da necessità di carriera) che guida lo studio e che conduce il Filocantore alla necessità di sempre nuove esperienze nel tentativo di sciogliere la sete di conoscenza e di colmare un’incolmabile competenza tecnica. Il Filocantore è figura della libertà di scelta e dell'auto direzione, per eccellenza.

TECNICA VOCALE, un mezzo necessario per esprimere la voce artistica, il fondamento senza il quale non si può gustare a fondo il senso della musica e dell’espressione vocale. È necessaria tanto per i professionisti (che a un certo livello la interiorizzano e vanno oltre), quanto per i Filocantori che hanno necessità continua di aggiustare respiro, appoggio, emissione, intonazione, tenuta di intonazione.

TEORIA, la comprensione delle strutture di base è necessaria e auspicabile, anche a livello approfondito. Chi conosce la teoria sente la musica in modo diverso, più ricco, più consapevole.

REPERTORIO, l’insieme delle opere studiate e eseguite. Il repertorio del PhiloKantor è la cartina geografica della storia musicale personale ed é anche la prova della sua ininterrotta formazione. I repertori studiati e cantati sono la materia tangibile delle libere scelte del filocantore.

Mentre scrivo mi vengono in mente altri campi semantici, si aprono altri nodi, altre connessioni. Ne prenderò nota e scriverò ancora.

Mi si potrebbe dire: cosa c’entra il profilo del Filocantore con chi, per esempio, vive il canto come semplice passatempo, occasione di incontro, uno stare in bella compagnia? Non c’entra, infatti.

Partiamo dal presupposto che la musica è accogliente, offre generosamente la sua forza propulsiva e emotiva a tutti e a vari livelli e va benissimo così, ce n'è per tutti!

Quello che cambia, che crea uno spartiacque, è il momento un cui, nella vita di ognuno di noi che si diletta nel canto, scatta un legame non più dissolubile con la Musica, con le sue infinite diramazioni, con la potenza della sua espressione. Stando nel campo della Musica d’Arte, come viene definita dal musicologo Roberto Verti (vedi la notazione di settembre 2025), a un certo punto il non professionista comincia a desiderare più competenza, vuole essere più profondamente dentro la musica. È una tensione desiderante senza fine e senza risoluzione ma sarà parte costitutiva della persona. A diversi livelli.

Mi auguro che questo tentativo di dare nome a una dimensione umana che il nome non ce l’ha non appaia come una stravaganza. Spero che sia sufficientemente chiaro che ogni identità non va mai definita per sottrazione e per differenza rispetto ad altro. Ogni identità deve poter essere nominata con il suo specifico valore e metro.

Qualcuno troverà sicuramente definizioni migliori rispetto a PhiloKantor/Filocantore.

Me lo auguro, anzi lo auspico, perché vorrà dire che qualcosa si muove e che potrà progredire.

Buon canto

AGGIORNAMENTO: il direttore del coro in cui canto, dopo aver letto, mi suggerisce PhiloKantor, alla Bach. Precedentemente avevo scelto Philocantor ma ho subito adottato la nuova proposta. Brainstorming infinito

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Laura Mazzeri

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