Laura Mazzeri Commonplace Book

L’affascinante storia del Commonplace Book

Da lungo tempo mi chiedo quale sia la forma riflessiva più adatta alla mia persona e al momento presente, inteso come stagione della vita umana e come fase del personale cammino di crescita interiore.
Mi trovo nel periodo aurorale della terza età, un punto di svolta che tutti ci sollecita - se non cerchiamo di sfuggirvi con facili illusioni e ridicoli evitamenti - a uno sguardo attento e più sincero su ciò che siamo, eravamo, saremo. Agisco meno, rifletto di più. Scopro l’immensa gioia del fare cose per il puro e intrinseco piacere di farle. Dialogo con poche persone selezionate, scarto il superfluo, canto, studio, scrivo appunti sparsi.
Per come vivo ora, la forma del Commonplace Book mi interessa ed è nelle mie corde: una pratica che può essere resa attuale pur affondando le proprie radici in un tempo lontano. I Commonplace Books* erano raccolte di quaderni manoscritti in uso in Europa durante il Rinascimento tanto che il nome, così come lo conosciamo oggi, non si ritrova in tempi precedenti. Infatti, gli antenati del Commonplace sono sicuramente da rintracciare nella forma del cosiddetto Florilegium, consistente in trascrizioni sistematiche di citazioni latine e greche, le cui tracce si ritrovano già a partire dal XII secolo; erano compilazioni private che ebbero anche, in taluni casi, una certa diffusione pubblica.
Durante il XV secolo il metodo di raccolta si andò arricchendo e allargando per argomenti, in relazione ai cambiamenti culturali dell’epoca. La pratica di selezione, trascrizione, commento e memorizzazione venne introdotta nell’ambito scolastico e educativo da Gasparino da Barsizza ( a Padova), da Guarino Guarini (a Verona e Ferrara) e da Vittorino da Feltre (a Mantova). Costoro, oltre agli insegnamenti classici nelle rispettive università, prestavano servizio presso i rampolli delle più insigni famiglie aristocratiche. La raccolta di brani classici e annotazioni sull’uso della lingua diventarono presto metodo sistematico di studio. Con l’avvento della stampa le raccolte di citazioni e argomenti diventarono sempre più facili e diffuse tanto che Erasmo da Rotterdam, Philippe Melanchton e Jean Luis Vives pubblicarono in tutta Europa le indicazioni pedagogiche per la compilazione dei Commonplace Books che diventarono, in breve tempo, strumenti importanti, veri e propri “technical support system” dell’epoca rinascimentale. Furono anche strumento di diffusione delle lingue attraverso la traduzione di citazioni dai classici latini e greci. La portata di questa tèchne fu dunque enorme e continuò, come strumento educativo, a essere coltivata nel corso del XVI secolo, entrando progressivamente in disuso nel corso del XVII.
Ma il sentiero dei Commonplace Books non si esaurisce, prosegue in una forma nuova, non come tecnologia educativa e scolastica ma, piuttosto, come ricerca, selezione e trascrizione di citazioni e riflessioni personali, volte all’accrescimento dei propri interessi, passioni, cultura. La studiosa Jillian M. Hess** ci racconta un altro pezzo di storia. Ecco un estratto della sinossi del suo interessantissimo libro (libera traduzione):

Ogni famiglia letterata nella Gran Bretagna del diciannovesimo secolo possedeva un commonplace book, un album o un libro di ritagli. Coleridge chiamava la sua collezione “Fly-Catchers”, mentre George Eliot si riferiva a uno dei suoi commonplace books come a una “Cava”, e Michael Faraday conservava citazioni nel suo “Philosophical Miscellany”. Tuttavia, il commonplace book del diciannovesimo secolo, insieme a tradizioni affini come l’album e il libro di ritagli, rimane poco studiato. (…) Quando il commonplace book uscì dall’ambiente scolastico per entrare nelle case, assunse elementi tipici dell’album di amicizia. Allo stesso tempo, l’esplosione della stampa permise ai lettori di tagliare e incollare estratti a basso costo, anziché trascrivere a mano le citazioni. (…) Diviso in due sezioni, la prima parte del libro sostiene che i metodi per organizzare la conoscenza si svilupparono in linea con i quadri epistemici dominanti del periodo, mentre la seconda parte argomenta che i commonplace books aiutavano Romantici e Vittoriani a organizzare le relazioni sociali.

Sembra essere una storia assai affascinante, ancorché poco conosciuta. E dunque, perché questa storia mi interessa? Rivitalizzare la pratica del Commonplacing in una forma attuale è, a mio avviso, un modo per prendersi cura di se stessi e della propria mente, dei pensieri e delle riflessioni che ci attraversano, ispirati dalla lettura, dallo studio e dalle pratiche che fanno parte dei personali interessi umani e culturali. Mi appare, altresì, come una pratica riflessiva oggi più che mai necessaria, in controtendenza assoluta con il senso di dispersione del pensiero che ognuno di noi può provare nel dilagare delle effimere forme social e nei tempi corti - anzi cortissimi - in cui il pensiero contemporaneo si esprime, istantaneo, consumistico, altamente deperibile e poco memorabile. Nel mio Commonplace Book tecnologico raccolgo annotazioni e pensieri dentro tre categorie di argomenti o tematiche.

Tracce
Raccolgo qui le “impronte” di brevi scritture personali, citazioni, stralci di libri e articoli letti, riflessioni random. Per segnare e non perdere le tracce di come ogni incontro umano e culturale si intreccia con la personale vita interiore. L’orizzonte di senso a cui mi ispiro da tempo affonda le radici in alcune opere dello storico Carlo Ginzburg e nei saggi socio-antropologici di Giovanni Gasparini.

Voce
Scrivo riflessioni sulla pratica del canto e della musica amatoriali - sono voce di soprano - specialmente in relazione alla musica antica, rinascimentale, barocca, classica, con escursioni intorno alla musica contemporanea. Prevedo conversazioni con autorevoli Maestri, Direttori di Coro, Vocal Coach, Foniatri e terapeuti della voce. Intendo annotare anche riflessioni sul significato emotivo profondo della voce e del farne un uso sintonico con la propria interiorità.

Cura

Prendo le mosse da testi filosofici intorno al concetto di Cura come elemento ontologico-strutturante dell’essere umano, soprattutto in riferimento ai saggi di Luigina Mortari e di Aldo Giorgio Gargani, fonte di ispirazione di alto e ampio respiro, che mi accompagnano da lungo tempo. Riprendo alcune tematiche già adombrate dieci anni fa in forma di autobiografia medica e psicoanalitica (Tra due Vite. L’attesa, il trapianto, il ritorno, 2015, Giunti Editore). Registro anche interessanti conversazioni con medici, infermieri, psicoterapeuti cioè coloro che fanno della Cura il proprio statuto esistenziale e professionale.

Condivido le future annotazioni con chi avrà piacere di leggere, tra familiari, amici stretti e conoscenti. Con coloro che, pur non conoscendomi personalmente, rimarranno incuriositi da questa pratica riflessiva.
Questo sito non è un blog e neppure un forum di discussione ma chi lo desidera potrà scrivere commenti e osservazioni al mio indirizzo e-mail. Non ho fini commerciali. Il mio intento è primariamente quello di praticare il Commonplacing e, in seconda istanza, di porgere una suggestione per coloro che ne siano incuriositi.

Laura Mazzeri

Note

  • *

    Notizie tratte dal corposo libro di Ann Moss, Printed Commonplace-Books and the structuring of Renaissance Thought, Oxdord University Press, 1996

  • **

    Jillian M. Hess, Professoressa Associata di Inglese, Bronxs Community College, City University of New York. Il testo preso in esame si intitola: How Romantics and Victorians Organized Information. Commonplace Books, Scrapbooks, and Albums, Oxford University Press, 2022

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