Quel che vado a scrivere si presta, curiosamente, a essere tri-classificato. Sta sicuramente in Tracce (spunti personali), in Voce (riflessioni intorno al mondo della musica amatoriale) ma anche in Cura per ciò che andrò mostrando: nessuna attività umana ha senso, e porta frutti, se non praticata con sensibile Attenzione e Cura. Lo spunto autobiografico è un aggancio per andare oltre, per mostrare un possibile tragitto culturale visto proprio nel suo farsi, un passo dopo l’altro, incarnato in una situazione singolare: me stessa come discente adulta.
Canto come Soprano amateur da molti anni. Voce e musica compenetrano in modo così radicale la mia esistenza da poter essere avvertite come facenti parte della mia stessa identità, sia per ragioni personali (il nonno musicista) sia per quel che ho mostrato e argomentato nel precedente articolo Canto e Musica dentro il Multimondo Amatoriale nel quale prendevo le mosse dalle riflessioni del M° Annibale Rebaudengo.
Penso che tutti possiamo concordare sul fatto che non può esserci cantante e musicista amatoriale senza una sufficiente e solida base tecnica (voce/strumento) e teorica (le leggi del linguaggio musicale). Per colmare le lacune in entrambi questi aspetti, l’Amateur ha bisogno della guida costante di Maestri Professionisti: il preparatore vocale e il direttore di coro per i cantanti, l’insegnante di strumento per chi suona.
Il rapporto tra i professionisti e i loro allievi adulti è l’interminabile costruzione di un ponte tra esseri umani che, pur nella diversità delle competenze, possiedono uno scopo comune: crescere nella magnifica arte della musica. Si tratta di un rapporto delicato: slivellato nelle competenze ma paritetico nell’intenzione. L’allievo adulto e il proprio Maestro compartecipano alla costruzione di un progetto condiviso, progetto che ha bisogno di molti livelli di attenzione e di cura; l'allievo va sostenuto, guidato, stimolato, va reso consapevole dei propri limiti ma anche dei margini di miglioramento, diversi per ognuno ma sempre possibili e auspicabili. C’è anche un altro aspetto che rende pressoché infinita la costruzione del ponte tra Professionisti e Amatori. La dedizione allo studio da parte di un non professionista è assai variabile in base ai cicli di vita e agli impegni del quotidiano. Ci sono periodi in cui si fatica a trovare anche solo un’oretta di ripasso prima della lezione, tra impegni familiari, lavoro e incombenze incalzanti. Poi arrivano periodi di maggiore tranquillità, con tempi più distesi e allora le finestre di tempo che si aprono per e nella musica diventano oasi di felicità pura: la musica può finalmente impossessarsi di noi con calma, e installarsi in profonditá. In modo inaspettato - nel mio caso con vero stupore! - ci si accorge di migliorare davvero, anche in età avanzata, anche quando si pensava di non aver più nulla da scoprire. È a questo punto che ogni Amateur assapora un privilegio raro, un vantaggio umano che non a tutti è dato possedere: il gusto della scoperta, la gioia vitale delle cose nuove, la sensazione di essere pienamente attivi e dentro la vita. Questa apertura a nuovi flussi di energia procura gioia. È una forma di felicità interiore e molto personale che, con il tempo, diviene una dotazione interna inalienabile. Sono una persona gravemente segnata dalla cronicità dopo malattie importanti, soggetta a incursioni chirurgiche, eppure la dotazione di pienezza che la musica e il canto mi hanno procurato è stata, ed è, di gran lunga superiore alla sofferenza. Quindi, proprio all'inizio di quest'anno, ho deciso di continuare con un percorso di approfondimento della teoria musicale, perché ora, dopo tanti anni di canto, quel poco di teoria che conoscevo fin da giovane non mi basta più.
La costruzione del ponte richiede una figura adatta. Chi? M° Sandra Scurani! Pianista, insegnante, profonda letterata. La conobbi mentre ero in un periodo cruciale, in attesa di un trapianto di fegato, diciassette anni fa. Si prese cura di me insegnandomi i rudimenti del pianoforte, percorso poi interrotto dagli eventi. Ci siamo frequentate anche come amiche, poi disperse, poi riprese dentro flussi di vite non facili. Riprendemmo contatto alcuni anni dopo il trapianto per un percorso sulla ritmica musicale. La seguii in alcune sue importanti iniziative culturali per la musica. Mi sono rivolta nuovamente a lei per due aspetti importanti. In primo luogo per la sua straordinaria competenza tecnica e culturale (mai le due cose dovrebbero essere disgiunte) e soprattutto per il suo stile d’insegnamento rispettoso, intuitivo, chiaramente maieutico; un chinarsi attento alle scarse competenze dell’allievo adulto senza mai farlo sentire in uno stato di impossibilità. Proprio così, il Metodo Scurani, raffinata arte dell’insegnamento come apertura al mondo della possibilità.
L’avventura è iniziata da poco. Riusciremo a darne conto in futuro? Sarebbe interessante ragionarci sopra. Con Cura.
Laura Mazzeri